No miei cari lettori, non sono impazzito e neanche ho dimenticato la progressione delle stagioni, la realtà è che più passano gli anni e più odio la cosidetta bella stagione.
Abito in una ridente (forse) cittadina del nord barese che si affaccia sul mare, quindi dovrei amare l’estate ma per me non è così e vi spiego perchè:
- soffro il caldo maledettamente e quindi ho già cominciato ad essere sudato ed emaciato;
- fra poco finiranno le scuole e quindi bisognerà provvedere a riempire le giornate dei pargoli;
- le ferie, stress assoluto, prenota, organizza e poi viaggio con figli che stanno fermi in auto il tempo di entrarci e dopo 5 minuti ti hanno rivoluzionato l’auto, le valige ed il sistema nervoso;
- ma ciò che meno sopporto dell’estate è l’arrivo degli invasori della città, che io distinguo in due categorie i vichinghi e gli unni.
I vichinghi sono i nativi del nord, di solito sono in numero non esoso e si distinguono per la smorfia di disappunto che gli si stampa sulla faccia 30 secondi dopo l’arrivo o quando gli rubano l’automobile. Mostrano il ribrezzo per l’organizzazione del paese e per le nostre abitudini.
Ma i peggiori sono gli unni, si tratta di paesani che si sono trasferiti per lavoro al nord o peggio all’estero (Svizzera, Germania o chissa quale altro stato), li noti subito perchè sono coloriti, con auto sgargianti e fanno di tutto per farsi notare dai vecchi amici o dai parenti. Il rientrante per le vacanze non la smette mai di parlare di quanto loro stiano meglio, per il fatto di stare fuori dal paesello si sentono autorizzati a sentenziare a destra ed a manca. Ma la cosa peggiore e che si lamentano per la sporcizia delle strade ma sono sempre pronti ad imbrattare, si lamentano per il traffico (miiiiiiiii il traffico la piaga peggiore estiva) e per il fatto che loro le cinture le portano sempre etc etc di regole rispettate, ma appena rientrati al paesello via alla trasformazione da Dr. Jackil e Mr Hide, niente cintura velocita che variano da passo di lumaca per passegiata sul lungomare a 500 miglia di indianapolis.
Ovvio, vi sono delle eccezioni a queste grandi categorie, ma purtroppo per ora non sono la regola.
Insomma, lettori gli unni sono i repressi che tornando al paese sfogano le loro repressioni.
Ma la cosa peggiore e che andando via affermano: “l’anno prossimo non ci torno ormai mi sono rotto, vado in Sardegna”.
Domanda ma chi ti chiama per tornare?
No perchè se me lo comunichi lo riduco in malomodo.
